Per una biblioteca indispensabile

Author: Nicola Gardini

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Cinquantadue libri, uno per ogni settimana dell’anno, scelti tra i classici italiani letti (o che bisognerebbe leggere) nelle scuole e presentati in ordine alfabetico. Si va da Leopardi a Fenoglio, da Machiavelli a Elsa Morante; compaiono romanzi, novelle, poesie, testi teatrali e teorici. A ognuno dei titoli selezionati, Nicola Gardini affianca un breve saggio, scritto appena dopo aver terminato la lettura del libro (una rilettura, certo, ma — precisa l’autore — fatta «come se leggessi la prima volta»). Svincolato dalle categorie rigide della storia letteraria, il catalogo Per una biblioteca indispensabile mira invece a costruire una sorta di mappa in cui ogni testo è in relazione con altri testi, per affinità o per contrasto, e Gardini ci svela sapientemente differenze e analogie, richiami nascosti e collegamenti inaspettati. «Componendo queste pagine, — scrive l’autore nell’Introduzione, — mi sono impegnato ad agire da modello; a comportarmi da “lettore semplice”, colui che da solo, con la sua memoria e la sua sensibilità, si mette all’opera, senza ricorrere ad altra autorità che quella del libro letto. Pensavo, quando cominciavo a delineare i primi abbozzi, all’individuo umano (uomo o donna, giovane o vecchio) che, ritrovatosi un classico tra le mani, si senta in dovere di capirne l’importanza; e si domandi come comportarsi. Un classico, si sa, è quasi sempre preceduto dalla sua fama. Ciò che dice ha finito per includere discorsi che altri hanno già pronunciato sulla sua forma e sui suoi contenuti o si è ridotto addirittura al solo senso di quei discorsi. Quante volte i critici sono letti piú degli autori che criticano! Vizio non solo italiano, d’altra parte. Io, in queste pagine, ho voluto considerare certi classici come se la loro importanza spettasse prima di tutto a me accertarla, a me — intendo — ‘lettore semplice’. In base a quello che pare a me? No, il mio parere non sarebbe di per sé un criterio sufficiente: in base all’importanza che — certo, secondo me — quei classici dimostrano di avere all’interno di una data tradizione. Ho subito detto che volevo rinunciare agli schemi della storia letteraria, e cosí ho fatto. Ma non ho minimamente detto — né potrei mai dirlo — che la lettura dei libri non debba poggiare su una base storica. Per me questa base storica, che considero imprescindibile, è rappresentata appunto dalla tradizione, cioè dalle parentele che i libri, nel tempo e nelle piú svariate maniere, contraggono gli uni con gli altri. La lettura è il tempo in cui la tradizione, per cosí dire, viene allo scoperto. Ogni libro, pur creando in via di principio, nel momento in cui viene letto, un suo spazio assoluto, in realtà dialoga con altri libri. Nessun bravo scrittore scrive senza pensare, consciamente o no, a quello che altri hanno scritto prima di lui. Ebbene, il “lettore semplice” — se è all’altezza del suo compito — si accorge dei collegamenti, delle somiglianze e delle differenze, e le fa diventare parte della sua avventura. Per una biblioteca indispensabile presume che i libri di cui parla formino un insieme, si richiamino l’un l’altro come i singoli membri di un corpo vivente, percorso dallo stesso sangue. La tradizione è un dato di fatto, non un artificio come la storia letteraria (di cui, non a caso, molti altri paesi, pur essendo ricchi di letteratura, sono privi). I libri, insomma, importano all’interno di un sistema di relazioni, si implicano a vicenda. Solo all’interno della tradizione si può stabilire l’importanza — il valore umano e linguistico — del singolo libro. Solo leggendo un secondo libro, si capirà meglio il valore del primo». Il risultato di questo approccio è un catalogo originale e rappresentativo di una letteratura di pensiero e impegno civile, la prova che la cultura letteraria, al pari di quella scientifica, è in grado di migliorare la vita umana, educando a una maggiore conoscenza di sé e degli altri. «Volevo scrivere un libro sull’Italia migliore, — scrive ancora l’autore, — avendo chiara cognizione di quella peggiore; e cercare nel passato, per amore della vita, perché la vita è piú nel passato che nel presente, com’è stato detto; e parlare di letteratura, ma fuori dagli schemi falsificanti della storia letteraria. [?] Questo catalogo presenta una letteratura italiana anticonvenzionale, non quella degli “ismi”, delle scuole e delle correnti, non quella — piú per ostinazione degli interpreti che degli scrittori — formalistica, retriva e provinciale che i manuali continuano a confezionare; bensí una letteratura magnanima, europea, laica, piena di spirito, di protesta, in cui trionfano la ragione critica, l’osservazione delle cose, il rispetto del pensiero, l’educazione della mente e del cuore, la condanna dei pregiudizi, la coscienza storica, l’immaginazione filologica, il senso dell’antichità, il dispregio del materialismo, l’antiautoritarismo, lo studio della società, la cura della giovinezza, la brama di letture, la voglia di giustizia, la sete di libertà; una letteratura curiosa e varia, in cui la ricerca linguistica non è amatoriale mania, calligrafismo, bellettrismo, ma uno strumento dell’intelligenza contestatrice e dell’impegno civile, un’indagine implacabile del rapporto tra parola e vita. Ecco l’Italia migliore che cercavo».
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